Volevo solo stare calma
«Zoe! Non trovo la presentazione!» «Zoe, hai inviato il report?» «Perché qui non si apre il file? Zoe? Zoe?!» A questo punto sicuramente avrete capito una cosa: mi chiamo Zoe. No, i miei genitori non erano fantasiosi, semplicemente hanno sfogliato il libro dei nomi partendo dal fondo. Da piccola mi piaceva tantissimo il mio nome, era unico: non c’era nessun’altra Zoe in classe a parte me. Con il tempo ha iniziato a piacere anche agli altri perché è breve. Molto breve. Tre lettere, una sola sillaba. Lo hai già pronunciato prima ancora di finire di pensarlo. Soprattutto da quando ho cominciato a lavorare, la brevità del mio nome è stata apprezzatissima: credo di sentirlo pronunciare almeno un centinaio di volte in un giorno. «Zoe, puoi venire?», «Zoe, mi fai un biglietto per Helsinki?», «Zoe, quando abbiamo la call con i danesi?», «Zoe, perché non mi fa scrivere sul documento?». «Zoe.» «Zoe!» «Zoeeeeeeeeeee!» Ecchecazzo, ma perché non mi hanno chiamato Valentina, Aria...