La domanda di pensione
«Certamente. Dobbiamo però vedere se ha i requisiti.»
«Beh, forse l’età e i contributi non sono proprio…»
«Certo, quelli contano, ma non sono così essenziali. Sa, in tanti anni che lavoro qui, ho inviato domande di pensione per gente più giovane di lei, e che aveva versato giusto il minimo, se lo aveva versato. Ah, gran bei tempi. Non sa quanto anche il mio lavoro fosse più semplice. Oggi invece amiamo complicare tutto. Dicono che volevano rendere l’accesso alla pensione simile all’accesso al lavoro. E infatti le devo porre alcune domande, per accertarmi che abbia le necessarie qualità. Ad esempio, lei è mai stato pensionato prima?»
«Come? Beh, no, certo che no.»
«Quindi sarebbe la sua prima pensione. Non le nascondo che questo possa essere limitante. Sa, oggi si preferisce avere pensionati con esperienza, almeno due anni, anche solo come pensionato stagista. E, mi dica, ha conseguito attestati, frequentato corsi di scienza delle costruzioni, impiantistica, urbanistica?»
«Io? No, no. Io ho fatto ragioneria. Non… non vedo il motivo per cui…»
«Vede, l’attività principale di un pensionato è stanziare davanti a cantieri e improvvisarsi direttore dei lavori, oppure spiaggiarsi in un bar con altri pensionati a parlare di politica, calcio, filosofia e massimi sistemi. Su quest’ultimo aspetto i nostri pensionati se la cavano molto bene, suscitando ammirazione in tutto il mondo. Tuttavia sulla cantieristica siamo carenti, tanto che l’Unione Europea si è lamentata della scarsa preparazione dei nostri pensionati rispetto a quella degli altri paesi. Pensi che i tedeschi, già da anni, fanno un breve corso di Cantierizzazione prima di andare in pensione. Ecco, per questo la Legge ora impone una preparazione minima su costruzioni e materiali per chi vuole andare in pensione. Ma non si scoraggi, la Regione e la Provincia organizzano annualmente corsi per aspiranti pensionati. Sono gratuiti, e nell’arco di sei mesi le danno la preparazione che le serve.»
«Devo fare un corso per andare in pensione?!»
«Beh, se non ha i requisiti, sì. Ne dovrà fare anche più di uno, da quello che mi ha detto. E questo ci porta ad un altro punto. Lingua straniera.»
«Ah beh. Qui almeno dovrei esserci. Certificato B1 di inglese.»
Lo dico con un certo orgoglio, ma l’impiegato non sembra impressionato. Anzi, sembra che si aspetti altro.
«Solo inglese?»
«Sì. Oddio, un po’ di francese, fatto alle medie, ma proprio a livello scolastico.»
«Spagnolo? Portoghese?»
«No. Non mi dica che serve un certificato anche di spagnolo!»
«No, l’inglese è più che sufficiente. Chiedevo soltanto.»
Non è convincentissimo mentre me lo dice. Vorrei domandare qualche spiegazione in più sul perché di quella domanda, ma non mi vengono le parole, e lui nemmeno mi guarda più. Sta inserendo i dati nel computer, aspettando i risultati. L’uomo cordiale e garbato ha lasciato il posto ad un apatico impiegato che si limita a ripetere il responso dello schermo. «Senta, la richiesta è inviata e ora è in accettazione. Lunedì prossimo avrà la risposta, però, glielo dico, con il suo curriculum non penso che sarà accolta. E in ogni caso non le darebbero molto.»
Improvvisamente si fa vicino, abbassa il tono, e mi dice «Mi permette di dirle una cosa in totale sincerità? Se veramente vuol fare il pensionato, vada via. Vada all’estero. Vada in Portogallo, o meglio ancora a Santo Domingo.»
«Ecco perché mi chiedeva dello spagnolo!»
«Sì. Quelli sono paesi in cui un pensionato è rispettato, in cui con la pensione può vivere dignitosamente, e non ha bisogno di fare il guardone di cantieri per passare il tempo. Glielo dico con la morte nel cuore, ma mi dia retta, vada via. Questo non è un paese per vecchi.»
Apro gli occhi di soprassalto, svegliandomi da quel sogno assurdo. Con il respiro affannoso mi volto verso Dafne, che mi guarda preoccupata e le dico «Guai a te se rifai la salsa con il basilico del tuo amico jamaicano!»”
L.
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